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icebreaking #6

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #185

3  aprile

ragazzi, la partita che stiamo per affrontare non è una partita qualunque,

non è una partita come le altre, è diversa, è molto diversa, molto, sì, diversa

ma non mi chiedete di più, non mi chiedete perché, chi capisce capisce

l’ostacolo grammaticale allo spirito di squadra

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #134

10 febbraio

fra io e noi ci stanno nell’ordine tu ed egli/essa (ella),

e questo è il vero problema, questi due pronomi impegnativi fanno da muro;

anche perché tu sei pirla ed egli ed anche essa (ella) sono esseri inutili.

Perché e che cosa NON è squadra (al netto della retorica)

E quindi: giocare in squadra, perché l’intelligenza individuale non è sufficiente mentre l’intelligenza collettiva qualche risposta potrebbe darla se – quando utilizziamo il termine squadra – intendiamo appunto un particolare modo di organizzarsi teso a produrre un risultato collettivo superiore alla somma dei contributi individuali.

Valerio Bianchini, per esemplificare questo concetto, usa l’esempio di una mano: “che cosa possono fare, che forza hanno le singole dita? Pensate al mignolo! Ma provate a stringerle in un pugno (che senza quello stesso mignolo non potrebbe essere “chiuso”) e pensate alla sua potenza”.

In questo senso, pertanto, un insieme di schermidori che vince la “Coppa del mondo a squadre” non è affatto una “squadra”, per lo meno nell’accezione che utilizziamo qui: il risultato collettivo è infatti identico alla somma dei risultati/contributi individuali.

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La morte del padre, la morte del capo, la morte dell’eroe

Abbiamo già detto che – riducendosi freneticamente i cicli di vita di ogni “cosa”  poiché sempre più rapidamente il contesto ne determina l’obsolescenza – i cambiamenti che dovranno affrontare le organizzazioni e gli individui saranno, nell’unità di tempo, molto più numerosi.

Domanda:

Quanti capolavori hanno prodotto nella loro intera vita Michelangelo, Beethoven, Thomas Mann? Uno? Due? (stiamo parlando di capolavori, non di “esercizi” ).

E quante teorie rivoluzionarie hanno prodotto nella loro intera vita Newton o Einstein? E quante scoperte decisive hanno prodotto nella loro intera vita Pasteur o Fleming?

E quindi che cosa ci fa pensare che un imprenditore geniale, un manager sagace, un capo eccezionale possa produrre un numero talmente elevato di geniali business idea, strategie innovative, scelte organizzative da consentire ad un’azienda di procedere a tutti quei “salti” di curva cui siamo obbligati nell’Era dello Squalo Bianco?

E che cosa ci fa pensare – sì, proprio a noi, a me – di avere sempre l’idea “giusta” rispetto ad ogni contesto?

Quante soluzioni “giuste” possono avere in serbo dei singoli uomini – anche se particolarmente intelligenti –  nella loro intera vita?

Ahimè, non ci sono uomini adatti per tutte le stagioni e poiché è per altro vero  che – come si usa dire – non ci sono più le stagioni di una volta (con la loro prevedibilità, stabilità o al massimo con qualche complicatezza), un altro cambiamento culturale profondo che ci impone l’era della complessità è quello di rassegnarci alla limitatezza nostra (e degli altri) come singoli individui e imparare davvero a “giocare in squadra”.

Il capo, il padre, l’eroe che indica la via, dice agli altri che cosa fare e da cui dipende la felicità di ognuno è definitivamente morto.

MA QUANTO SI PARLA DI TEAM!

Se con Team si intende, alla fin fine, un insieme di persone che provano a far qualcosa insieme con uno scopo più o meno comune, vogliamo provare a vedere quante parole abbiamo, in italiano, per indicare il concetto?

Ispirandoci a quanto fatto da Melville nell’introduzione a Moby Dick in relazione ai modi di definire la balena, limitiamoci per ora ad un semplice (forse noioso ma necessario e sperabilmente illuminante) elenco di nomi, sicuramente incompleto, ma in compenso rigorosamente in ordine alfabetico e con definizioni tratte dal vocabolario Treccani:

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