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sempre sul pezzo

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #95

02 gennaio

già domani agenda e sguardo fiero,

e l’aria di chi è nato pronto;

cazzo ho dimenticato la cintura e il pantalone cala.

rivolta impiegatizia (auspicio e suggerimento)

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #76

14 dicembre 2009

se divorassimo in fretta la riunione, che tanto produrrà solo supplementi di herpes,

e cigolanti nelle giunture e arrancanti fino all’infarto e ululanti di liberazione

corressimo a perdifiato sull’inutile prato vietatissimo da calpestare antistante l’ufficio direzionale?

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #55 – incertezza comunicativa del manager

22 novembre 2009

ti mando istantaneamente a fare in culo oppure ascolto pazientemente i tuoi lamenti,

e dopo averti invitato dolcemente a proporre soluzioni oltre che segnalare problemi;

poi mi alzo comunque,  batto un pugno sul tavolo e ti caccio fuori insultandoti? Mah…

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #52 – buongiorno

19 novembre 2009

facce di sasso e denti digrignati poggiano il cappotto,

siedono sospirano e guardano vuoti e già stanchi verso i colleghi;

si augurano buongiorno come sputassero per terra.

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #37 – lettera sincera ai dipendenti

04 novembre 2009

cari, si fa per dire, dipendenti, come dice la parola voi dipendete e io invece no,

avrei potuto chiamarvi maestranze, ma allora avreste maestrato, e non so cosa significhi;

vi scrivo solo perché quella bella gnocca della comunicazione me l’ha chiesto. Fine

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #33 – cinquant’anni maschi e manageriali

31  ottobre 2009

allora diventa obbligatorio il coupè anziché la station famigliare,

e quindi amante giovane, anche brutta, anche trans , che tanto il figlio è ormai dodicenne;

che vuoi, si vive una volta sola ed è importante ispirarsi sempre, specie ora, a EVA Tremila

La morte del padre, la morte del capo, la morte dell’eroe

Abbiamo già detto che – riducendosi freneticamente i cicli di vita di ogni “cosa”  poiché sempre più rapidamente il contesto ne determina l’obsolescenza – i cambiamenti che dovranno affrontare le organizzazioni e gli individui saranno, nell’unità di tempo, molto più numerosi.

Domanda:

Quanti capolavori hanno prodotto nella loro intera vita Michelangelo, Beethoven, Thomas Mann? Uno? Due? (stiamo parlando di capolavori, non di “esercizi” ).

E quante teorie rivoluzionarie hanno prodotto nella loro intera vita Newton o Einstein? E quante scoperte decisive hanno prodotto nella loro intera vita Pasteur o Fleming?

E quindi che cosa ci fa pensare che un imprenditore geniale, un manager sagace, un capo eccezionale possa produrre un numero talmente elevato di geniali business idea, strategie innovative, scelte organizzative da consentire ad un’azienda di procedere a tutti quei “salti” di curva cui siamo obbligati nell’Era dello Squalo Bianco?

E che cosa ci fa pensare – sì, proprio a noi, a me – di avere sempre l’idea “giusta” rispetto ad ogni contesto?

Quante soluzioni “giuste” possono avere in serbo dei singoli uomini – anche se particolarmente intelligenti –  nella loro intera vita?

Ahimè, non ci sono uomini adatti per tutte le stagioni e poiché è per altro vero  che – come si usa dire – non ci sono più le stagioni di una volta (con la loro prevedibilità, stabilità o al massimo con qualche complicatezza), un altro cambiamento culturale profondo che ci impone l’era della complessità è quello di rassegnarci alla limitatezza nostra (e degli altri) come singoli individui e imparare davvero a “giocare in squadra”.

Il capo, il padre, l’eroe che indica la via, dice agli altri che cosa fare e da cui dipende la felicità di ognuno è definitivamente morto.