Tag Archive | felicità

il successo è…. #7

C’è una bellissima canzone interpretata da Lucio Battisti, una delle poche in cui la musica non sia stata scritta da lui, mentre le parole sono comunque di Mogol (l’ha anche rifatta Vasco Rossi pochi anni fa):

Mi sono alzato, mi son vestito, e sono uscito solo, solo per la strada…

ho camminato a lungo senza meta, finché ho sentito cantare in un bar,

finché ho sentito cantare in un bar

…canzoni e fumo ed allegria, io ti ringrazio sconosciuta compagnia,

eppure ieri morivo di dolore ed oggi canta di nuovo il mio cuor (eeh eeh),

oggi canta di nuovo il mio cuor…

Felicit –a –a , ti ho perso ieri ed oggi ti ritrovo già…

 

Zacchete!…Hai ritrovato la felicità.

Che bello.

Ma – prima – ti sei dovuto alzare, vestire e uscire solo – solo – per la strada.

Perché sei uscito? Perché il tuo obiettivo era trovare un sconosciuta compagnia che ti facesse ritrovare cantando la felicità?

No.

Perché avendo perso la felicità appena ieri ti deprimevi a stare da solo in casa.

Qual era il tuo obiettivo SMART?  Distrarti, consumare calorie e tossine e malinconia nel camminare a lungo senza meta.

E questo sarebbe l’obiettivo SMART?

Proprio così:

  • Specifico ( esco e cammino per la città, questa precisa città, fino a che non sarò talmente stanco da riuscire a dormire nonostante l’infelicità)
  • Misurabile (in chilometri, in ore, in vesciche ai piedi)
  • Attraente (nel senso, in questo caso, che piuttosto di rimanere in casa a macerarmi trovo più attraente uscire)
  • Raggiungibile (be’: alzarsi, vestirsi e camminare costituiscono senz’altro uno sforzo notevole – specie se si è depressi – ma è comunque alla nostra portata)
  • Tempificato (esco adesso, stasera: non “prima o poi lo faccio”, non “prima o poi accadrà che mi alzi”).

Ritrovare la felicità viene dopo.

Dopo lo sforzo  di alzarsi, vestirsi e uscire solo – da soli – per la strada con l’obiettivo di distrarsi un po’. Dopo aver conseguito l’obiettivo di uscire di casa per distrarsi.

[…segue…]

Alberto

Annunci

Il limite del management, la scelta dell’individuo: le leggi asimmetriche della felicità

Quanto tempo occorrerebbe per definire le 10 Regole d’Oro alle quali un padre o una madre dovrebbero attenersi per assicurare ai  loro figli una vita – tutta la loro vita – infelice? Quanto tempo occorrerebbe per stilare il libretto delle istruzioni contenente i comportamenti e gli atti adatti a questo scopo? Non molto.

E che probabilità di successo – una volta definite e quindi messe in atto le procedure necessarie – avrebbe tale decalogo? Tendente al cento per cento.

Bene. Proviamo adesso a rovesciare il ragionamento: quanto tempo occorrerebbe per definire le 10 Regole d’Oro alle quali padri e madri dovrebbero attenersi per assicurare ai loro figli una vita – tutta la loro vita – felice? Quali sarebbero i comportamenti e gli atti adatti allo scopo? E poi, 10 regole sarebbero sufficienti o ce ne vorrebbero di più? E ammesso di riuscire a scrivere tutte le istruzioni, che probabilità di successo garantirebbe la loro più scrupolosa osservanza? Continua a leggere…

IL RISCHIO DELL’AFASIA…

…la necessità di educare a vincere e a perdere e a “risorgere”

Se ci si pone ancora oggi sul piano delle “soluzioni definitive”, delle “ricette”, delle “regole d’oro”, il rischio per le persone più serie e consapevoli è davvero l’afasia (non so che cosa dirti), mentre per  quelle che lo sono meno l’alternativa si gioca fra lo spaccio di certezze più o meno consapevolmente millantate o i generici appelli all’impegno e all’ottimismo che fanno superare ogni ostacolo.

Il che è esattamente ed ovviamente ciò che accade più spesso nelle aziende: il Management non comunica nulla, oppure promette il miracolo imperituro generato dal piano/prodotto/scelta geniale che ha appena avuto – che, anche se efficace, come sappiamo sarà già inutile domani mattina -, oppure fa generici appelli alla volontà e alle profezie luminose che si autoavverano – basta crederci ed è fatta!

Continua a leggere…