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la progettazione della convention

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #218

06 maggio

trovami il claim, dammi un titolo assennato e travolgente

ah…e una grafica adeguata e techno fun

scopo, senso, contenuti? Tutte tristissime cazzate

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il brief dell’A.D.

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #216

04 maggio

per la prossima convention off-site mi dovete trovare qualcosa di diverso

intanto un format innovativo ma tradizionale, poi una location vicina ma esotica

sì, poi io come al solito farò il mio discorso da sei-ore-sei e tutti a ballare felici

icebreaking #4

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #183

1  aprile

amici  e supporter , è con grande piacere che mi prendo la parola

me la terrò per le prossime due ore, forse di più, per ribadire a voce alta

che noi siamo buoni e belli e i nostri avversari brutti e cattivi

icebreaking #1

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #180

29  marzo

gentili colleghi, gentili ospiti,  io qui non ci volevo venire

fin da piccolo ero timidissimo e inoltre mia moglie mi ha lasciato

e mi ha pure rubato le slides che avevo faticosamente preparato (applauso)

in equilibrio sul nulla

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #160

09 marzo

invecchio facendo la hostess nelle riunioni e nei viaggi organizzati

mi tocca parlare bene dell’organizzazione di incentive per cui lavoro

una volta mi sono innamorata di un partecipante, timido e francamente bruttino.

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #39 – quelli – moderni – del personale

06 novembre 2009

non vorrei , come dire, tediarvi, ecco, in questa convention, sì, con troppe parole inutili

perché la risorsa umana, cioè per dire voi, cioè magari non voi voi, ma insomma si stanca

quindi adesso per un paio d’ore vi mostro le slides sui valori aziendali dell’A.D., che ci tiene tanto.

EVVIVA LA CONVENTION AZIENDALE #2

In cui si osserva il dopocena organizzato presso un noto jazz club con gli occhi del Direttore Tecnologie, abbandonato anni prima dalla sua giovane moglie.

Le dita del bassista muovono sulla tastiera cadenze di ragno. Un giro ripetuto e contorto, in sette ottavi.


Il pianista ghirigora su note alte l’aria assorta di una bella donna, di tette forti, al tavolino in prima fila.


Sarà una del Marketing..


A solo di batteria. Tema. Svisata di tutti gli strumenti, ad uno ad uno, a rincorrersi in cima alle note più alte.


Di nuovo il tema, ma più forte.


Piatti.


Applausi.


Siamo tutti qui – chi faccia di cane, chi altrove nello zodiaco- ad aspettare il grande amore. A frugare. A divagare. Ad aspettare che passi, o che arrivi.


Ma ormai, con i miei cinquantacinque anni, per quanto ben portati, non sopporto più le lunghe attese. Una volta eccitavano i miei desideri. D’azione, di sesso, di vita. Oggi li rende vulnerabili.


Questa attesa è verdura cotta, polvere sotto i divani, caffè lungo, americano. E purtroppo anche ricordi.


E a me, con i miei cinquantacinque anni, per quanto ben portati, stare in giro da solo non fa bene.

Per quanto finga serenità e compostezza e inganni perfino gli psicologi e i miei capi, e per quanto abile io sia diventato a schivare la mia depressione, sono dieci anni che tutte le sere, amore mio, mia piccola pescatrice, che tutte le sere ti piango.

E per quante donne abbia goduto, non è servito, mia perla, mia piccola pescatrice, perché tutto è solo merda, senza di te.