Tag Archive | cambiamento

Il tempo che va #2

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #298

12 ottobre 2012 

Lo specchio, la tosse, la corsa, il sesso, la vista, l’olfatto,

l’inderogabile discriminante endocrinologica, la musica, la pancia.

Eppure e tuttavia tutto è uguale eternamente. Insomma va eppure resta.

Il tempo che va #1

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #297

11 ottobre 2012 

Fiume, si disse, impetuosa corrente trascinante pietre e arbusti e trote

anche qualche cadavere uscito dagli armadi, anche qualche armadio intero.

Poi si scoprì affluente e percorse altre direzioni. Ma sempre verso il mare.

Schumpeter e l’odore della casa

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #294

4 ottobre 2012 

Servizi di piatti della nonna, vecchie foto di famiglia, ciabatte comode e sformate

i cari ricordi sono però sempre anche ricordi cari, a volte troppo,

e quando finalmente li butti tutto profuma di lavanda

parlar lento

TERZINE MANAGERIALI [e cittadine] #274

20 dicembre 2011

ma chi te lo ha fatto fare, professore calvinista e gesuita, di non dormirci sopra

di spiegare che per spiegare davvero talvolta occorre un di più della battuta ilare

e che anche il ritmo della parola talvolta è meglio s’accordi al pensare, il normale pensare

IL RISCHIO DELL’AFASIA…

…la necessità di educare a vincere e a perdere e a “risorgere”

Se ci si pone ancora oggi sul piano delle “soluzioni definitive”, delle “ricette”, delle “regole d’oro”, il rischio per le persone più serie e consapevoli è davvero l’afasia (non so che cosa dirti), mentre per  quelle che lo sono meno l’alternativa si gioca fra lo spaccio di certezze più o meno consapevolmente millantate o i generici appelli all’impegno e all’ottimismo che fanno superare ogni ostacolo.

Il che è esattamente ed ovviamente ciò che accade più spesso nelle aziende: il Management non comunica nulla, oppure promette il miracolo imperituro generato dal piano/prodotto/scelta geniale che ha appena avuto – che, anche se efficace, come sappiamo sarà già inutile domani mattina -, oppure fa generici appelli alla volontà e alle profezie luminose che si autoavverano – basta crederci ed è fatta!

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+ BIOGRAFIE – CURRICULA

Nell’ Era dello Squalo Bianco  conta di più come sei fatto tu rispetto a ciò che hai imparato a fare.

Per inciso, ancora oggi tutta questa enfasi sui curricula e sulle competenze maturate è sconcertante: che tu sia un ottimo astronomo, linotipista, fiocinatore di balene; che tu conosca l’inglese, il serbo e l’arabo; che tu abbia lavorato in grandi merchant bank e quindi nell’editoria e quindi nella grande distribuzione che sicurezze darà – a te e all’azienda per cui lavorerai – se non si sa più quale sarà il territorio in cui vivremo nel futuro (e quindi quali i  “pericoli” da affrontare e quali le competenze da possedere)?

Certo, il “come sei fatto tu” e il “ciò che hai imparato a fare” sono senz’altro correlati: una persona molto determinata, molto paziente, molto curiosa, molto disponibile ad apprendere e a cambiare probabilmente imparerà a fare più cose e più rapidamente rispetto ad un pigro- cialtrone- “so tuto mi”!  Così come certamente avere appreso molte cose in qualche modo determinerà una maggiore fiducia nel poterne apprendere di nuove…

Ma il punto è proprio questo: ti posso insegnare l’inglese e la matematica, ti posso allenare a passeggiare su un filo, a riconoscere ogni e qualsivoglia genere e specie di vegetale…ma come faccio a farti diventare “determinato”? Coi corsi in cui si cammina sui carboni ardenti, forse? Io ne dubito.

Eppure innanzitutto questa è la partita: di ciascuno per se stesso e del manager rispetto ai suoi collaboratori.

Diplomi, curricula dicono sempre meno: è questione di biografie.

Vediamone una, allora, che – pur essendo totalmente un parto della mia fantasia e quindi, come si dice, non vi è nessun riferimento a persone reali – risulterà molto comune e, appunto, realistica.

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L’Era dello Squalo Bianco: il cambiamento non è più un trasloco

Oggi non è più così.

Le aziende non sono più in grado di mantenere la promessa a nessuna categoria di dipendenti: operai, tecnici, impiegati o dirigenti.

Secondo un’indagine realizzata da Eurobarometer “Il posto fisso per gli europei non è più una condizione abituale: in media i lavoratori europei hanno cambiato quattro volte datore di lavoro. La mobilità è maggiore tra i giovani fino ai 35 anni. Quanto alle attese future, quattro europei su dieci si aspettano di cambiare impiego nei prossimi cinque anni e la metà di loro lo farà con aspettative rosee: il 40 per cento si attende un posto migliore. Ad ogni conto, quasi un lavoratore su cinque non cambierà posto di propria iniziativa ma piuttosto perché costretto dalle circostanze”.

Seconda quanto rivelato dal Bollettino economico della Banca d’Italia nel 2006, nel nostro Paese un neoassunto su due, con meno di 30 anni, è a termine; lo stesso Bollettino evidenzia nel 2005 un aumento del ricorso ai contratti a tempo determinato, soprattutto per i giovani che si affacciano sul mondo del lavoro con meno esperienza; nei primi tre trimestri del 2005, l’incidenza del lavoro a termine (ovvero di contratti di lavoro dipendente a tempo determinato, collaborazioni e prestazioni di lavoro occasionale) sull’occupazione complessiva era pari al 10,8%, ma la percentuale saliva al 25% – praticamente a 1 lavoratore su 4 – tra i giovani in età compresa tra i 15 e i 29 anni.

La stessa tendenza alla flessibilità è dimostrata dal fatto che tra il 1980 e il 2001 il numero degli amministratori delegati delle aziende della classifica “Fortune 500” in carica da almeno sei anni è diminuito dal 57 al 38%.

Oggi non è più così e il gioco è diventato più complesso.

Oggi non è più così proprio perché il cambiamento non è più un trasloco, sia nel senso che anche ammesso di riuscire ad appendere l’ultimo quadro non ti potrai rilassare perché occorrerà ri-traslocare, sia perché – in realtà – non è più vero che l’efficacia della nuova “soluzione”  sia sufficientemente certa.

Il cambiamento di oggi assomiglia, semmai, più al viaggio, all’esplorazione di Cristoforo Colombo che ad un trasloco: siccome penso che la terra sia rotonda mi andrebbe di buscar l’Oriente passando per Occidente (…e portami le prove, avrei detto io…portami il benchmark o per lo meno facciamo prima il pilot… ).

Certo, a lui è andata bene. Ma a quanti altri? E per quante volte?

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