Successo è…..#2

Passione x tempo. (tot 10.000 ore, non una di meno!)

(dal blog di Giuseppe Montanari)

alcuni scienziati hanno seguito dei violinisti e, con esperti del settore, li hanno divisi in tre categorie:

  1. Quelli con un futuro brillante;
  2. Quelli bravi;
  3. Quelli scarsi.

Tutte e tre le tipologie di violinisti avevano cominciato a suonare il violino a 5 anni. I ricercatori hanno fatto delleanalisi approfondite e hanno notato che:

  • Gli “scarsi” si erano esercitati per meno di 4.000 ore;
  • I “bravi” si erano esercitati per un massimo di 8.000 ore;
  • Quelli giudicati con un “futuro brillante” si erano esercitati per una media di 3 ore al giorno… per un totale diminimo 10.000 ore!

10.000 ore sono tantine… giusto per capirci sono:

  • 417 giorni 24h/24

Ma visto che non puoi fare un qualcosa 24 ore su 24, ma solo per qualche ora al giorno, i numeri diventano:

  • 27 anni per un’ora al giorno;
  • 13 anni e mezzo per 2 ore al giorno;
  • 9 anni per 3 ore al giorno.

Be’, sul fatto che debbano essere esattamente diecimila ore, non una di più né una di meno, si può discutere. Ma credo tutti conoscano la passione degli Americani per la precisione semplificatrice delle formule e quindi eviterei sottili distinguo o inarcarsi di sopracciglia da ipercritici europei o da vissutissimi italiani.

Fatto sta che questo è il numero stabilito qualche anno fa da Malcolm Gladwell, un giornalista – appunto – americano  e – appunto – di successo,  che scrive tra l’altro per il New Yorker, settimanale che nell’epoca della crisi della carta stampata vende oltre un milione di copie (quindi è di successo anche il settimanale).

Ebbene, questo tizio – in un libro del 2008 ( «Fuoriclasse, storia naturale del successo» – edito nel 2009 in Italia da Mondadori) – ci spiega perché Bill Gates sia Bill Gates e come i Beatles siano diventati i Beatles, ma anche perché i più grandi campioni di hockey in Canada siano nati nella maggior parte tra gennaio, febbraio e marzo.

Scopriamo, tra l’altro (se siete curiosi leggetevi il libro), che il fatto che Bill Gates fosse nato “bene”  e il circolo alla quale sua madre apparteneva avesse abbastanza soldi e sufficiente fantasia per far acquistare al campo di vacanze dei figli uno dei primi computer programmabili senza schede perforabili (avete presente i campeggi dei filmetti americani?), gli consentì, invece di perdere tempo a corteggiare le ragazzine o forse proprio perché nessuna se lo filava, di ammazzarsi per ore e ore con il computer. Fin da piccolo. Una sofferenza atroce per diecimila ore.

Così come scopriamo che  i Beatles non sarebbero diventati i Beatles se:

1.    un signore che controllava i club di Amburgo non avesse avuto l’abitudine di chiamare a suonare nei suoi locali gruppi musicali provenienti da Liverpool (ancora, per qualche misteriosa ragione: forse era di Liverpool ed aveva nostalgia di casa oppure aveva avuto una fidanzata di Liverpool oppure una poco patriottica passione per le birre inglesi oppure un nonno che aveva lavorato lì);

2.    i Beatles non avessero fatto anche sette serate a settimana, per un totale di oltre mille concerti dal vivo  in poco più di tre anni (per capirci, un complesso di oggi ne fa circa 400 in tutta la carriera).

D’altronde Thomas Edison diceva che

“Il genio è uno per cento ispirazione e novantanove per cento traspirazione.”

Ma casualmente c’è di più. Anche nei due esempi appena citati.

Diecimila ore di fatica certamente, ma anche circostanze… casuali: la mamma ricca e il computer degli albori e le ragazzine smorfiose  o il manager di Amburgo fissato con i gruppi di Liverpool.

Talvolta il caso, tra l’altro, “genera” le diecimila ore, le rende “obbligatorie”, per così dire.

Malcom Gladwell ci racconta infatti anche che, siccome a dieci anni di età otto mesi di differenza contano parecchio dal punto di vista fisico, nelle selezioni per partecipare alle squadre junior di hockey chi nasce in gennaio ha maggiore probabilità di andare a finire nella squadra “A” – allenatori e allenamenti migliori – rispetto chi nasce a novembre.

La conseguenza, come detto, è che da sempre la gran parte dei nazionali canadesi è nata nei primi tre mesi dell’anno.

Morale: prima dei soldi e della fama collegati al sostantivo Successo  ci sono alcune circostanze (la mamma, il manager, la data di nascita) e molte azioni, molti VERBI  (“smanettare” al computer mentre gli altri si divertono, “suonare” sette sere su sette in un postaccio di Amburgo, “allenarsi” di più e meglio).

insomma alla fine in più di uno ci hanno provato come per esempio Dan McLaughlin (leggete la sua storia QUI)

E voi,  siete pronti?

Alberto

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2 responses to “Successo è…..#2”

  1. Giuse says :

    Ciao Alberto, grazie mille per la citazione.
    Il CASO è fondamentale e non credo molto a chi dice che “la fortuna” o “il caso” appunto non esiste.
    Di fatto, credo che ci siano stati tanti altri nati in gennaio che non hanno avuto successo e tanti altri che hanno avuto computer, suonato per ore in bar di amburgo… e potuto programmare per ore ed ore… che poi non sono diventati nessuno!
    Bill Gates, i Beatles… ci hanno messo del gran olio di gomito e, a parità di impegno, l’hanno spuntata su altri che hanno avuto condizioni di partenza più svantaggiate… questo sicuro.
    In ogni caso a fare la differenza credo sia la passione, la forza di volontà e l’impegno… sempre.
    Le condizioni si creano… la VOGLIA… ci va messa.
    Colgo l’occasione per farti i complimenti del bellissimo blog che hai e ti ringrazio per le preziose informazioni che condividi.
    Grazie ancora per la citazione e per la possibilità di aggiungere punti di vista.

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