Perché e che cosa NON è squadra (al netto della retorica)

E quindi: giocare in squadra, perché l’intelligenza individuale non è sufficiente mentre l’intelligenza collettiva qualche risposta potrebbe darla se – quando utilizziamo il termine squadra – intendiamo appunto un particolare modo di organizzarsi teso a produrre un risultato collettivo superiore alla somma dei contributi individuali.

Valerio Bianchini, per esemplificare questo concetto, usa l’esempio di una mano: “che cosa possono fare, che forza hanno le singole dita? Pensate al mignolo! Ma provate a stringerle in un pugno (che senza quello stesso mignolo non potrebbe essere “chiuso”) e pensate alla sua potenza”.

In questo senso, pertanto, un insieme di schermidori che vince la “Coppa del mondo a squadre” non è affatto una “squadra”, per lo meno nell’accezione che utilizziamo qui: il risultato collettivo è infatti identico alla somma dei risultati/contributi individuali.

Così come non può essere una “squadra” un’organizzazione seccamente piramidale dove uno solo decide che cosa fare, stabilisce chi e come debba farlo, impartisce ordini e controlla che vengano eseguiti: in questo caso, infatti, non avrebbe neppure senso parlare di risultato collettivo poiché – salvo quello del “comandante” – i contributi degli altri membri di una tale organizzazione sono inesistenti: gli esecutori sono solo gli strumenti con cui chi comanda produce un suo  individuale risultato, sono meri “attrezzi”, forza lavoro – tanto è vero che, storicamente, verranno sostituiti prima o poi da attrezzi meccanici, elettromeccanici, elettronici, digitali.

C’è purtroppo in giro molta retorica, a volte francamente stucchevole, correlata a questo termine (“giocare in squadra”, “essere squadra”, “la squadra ministeriale, manageriale,…”, “ci vuole spirito di squadra”); spesso, tra l’altro, lo si usa in modo vago, se non a sproposito, intendendo, per esempio:

  • che i singoli sappiano allineare i propri comportamenti con gli altri membri (vedi le richieste che normalmente il Capo di un Governo fa affinché i suoi Ministri concordino le loro uscite/dichiarazioni con quelle degli altri, o più spesso che la smettano di litigare in pubblico) –  ma per ottenere questo effetto non è indispensabile essere una squadra, anzi! Un po’ di sano fordismo e l’effetto sarebbe assicurato;
  • che i singoli sappiano sacrificare il proprio interesse individuale sull’altare dell’interesse comune ( o presunto tale, perché troppo spesso con “interesse comune” si intende mascherare l’interesse di chi lo invoca, quello dei suoi familiari, della sua corporazione, della sua parte politica) – ma anche questo si ottiene più facilmente con altri sistemi e soprattutto, in una squadra, il singolo per definizione non deve affatto sacrificare il proprio interesse: potrebbe talvolta non riuscire a perseguire TUTTI i suoi particolari interessi, ma di norma in una squadra l’interesse dei singoli individui che la costituiscono e quello collettivo coincidono; se e quando questo non accade più, l’individuo esce dalla squadra (volontariamente o meno);
  • che i singoli, genericamente, si “vogliano bene”, siano “amici” (e via di retorica: lo spogliatoio, la forza dello spogliatoio, la partita si vince nello spogliatoio…), quando invece per produrre un risultato superiore alla somma dei contributi individuali l’affetto reciproco è un ingrediente neutro e, al contrario, ci sono delle istituzioni sociali dove ci si ama moltissimo che non costituiscono affatto una squadra (la famiglia, la compagnia di amici/amiche…); è diverso, naturalmente, se invece ci si riferisce alla necessità di una certa compatibilità anche ” caratteriale” tra i membri di una squadra o più ancora all’assenza di rancori od odi personali (“mi ha rubato la fidanzata”) che potrebbero inficiare il perseguimento del risultato comune; ma il fatto che io non ti odi non significa che ti debba obbligatoriamente amare: potresti semplicemente starmi antipatico solo un poco – e questo sarebbe assolutamente compatibile con l’esistenza di una squadra.

Nel prossimo post proverò, allora, a definire – senza troppa retorica- che cosa sia una squadra.

A presto!

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