Continuando a parlare di Team: Interdipendenza del destino o del compito?

frecceProviamo a distinguere tra ciò che è team da ciò che non lo è.

In generale e preliminarmente possiamo dire che ciò che caratterizza i team dai non-team sia l’interdipendenza. Concetto definito dal vocabolario Treccani come: «rapporto di intima connessione e di reciproca dipendenza tra più cose, fatti, fenomeni ecc.».

Ma non tutto ciò che è legato da rapporti di interdipendenza può e deve essere definito team. Dipende, infatti, dal tipo di interdipendenza che lega i membri.

In questo senso, una distinzione fondamentale è quella operata tra l’interdipendenza del destino (Lewin) dall’interdipendenza del compito (Deutsch). Ovvero: ci sono situazioni in cui ciò che mette insieme gli individui è la consapevolezza di un destino (premio o punizione, vittoria o sconfitta) comune e ci sono situazioni in cui ciò che mette insieme gli individui è la necessità di fare/costruire/realizzare qualcosa insieme.

Uno dei primi esperimenti in proposito fu condotto nel 1949 da Deutsch: ad alcuni team vennero affidati due diversi tipi di compito:

  1. un problema di relazione, risolvibile solo con il consenso dei compagni;
  2. la ricostruzione di un puzzle e cioè un compito risolvibile anche dall’individuo isolato, senza la collaborazione coi compagni.

Ad una metà dei team cui era stato affidato il problema di relazione fu detto che sarebbero stati valutati come gruppo. Ad un’altra metà che la valutazione sarebbe stata individuale. E lo stesso fu fatto con i team cui era stato affidato il puzzle.

A prescindere dalla tipologia di compito assegnata, e quindi a prescindere dal livello di interdipendenza del compito (più alta nel caso del problema di relazione) si venne a determinare una situazione di collaborazione nei team cui era stata prospettata la valutazione collettiva e invece di competizione interna nei team cui era stata prospettata la valutazione individuale.

Morale: l’interdipendenza del compito non è sufficiente –da sola- a determinare la nascita di un team. E’ infatti necessaria la percezione, da parte dell’individuo, della “comunità degli scopi”. Di una interdipendenza del destino.

Un’esemplificazione sperimentale di questo tipo di interdipendenza la dobbiamo a Rabbie e Horowitz (1969): i due studiosi formarono tre gruppi su base casuale con alunni di diverse scuole elementari che non si erano mai conosciuti. Ad ogni gruppo venne assegnato un nome ed un colore differente e furono lasciati lavorare liberamente ad una serie di problemi. In un secondo momento, fu comunicato a due dei tre gruppi che sarebbe stata sorteggiata tra loro una ricompensa collettiva destinata ad solo uno dei tre gruppi, con una procedura casuale cui avrebbero potuto assistere. Il terzo gruppo (il gruppo di controllo) fu tenuto all’oscuro di tutto, di modo che solo nei primi due gruppi si instaurasse un legame di interdipendenza del destino tra i membri. Il risultato dell’esperimento fu che mentre nel gruppo di controllo i giudizi sui singoli membri dei tre gruppi prescindevano dall’appartenenza al primo, al secondo o al terzo gruppo, negli altri due gruppi i giudizi sui singoli erano sbilanciati a favore dei membri del proprio gruppo di appartenenza.

E’ sufficiente un’interdipendenza del destino per avere un team? No. Solo in presenza di entrambi i tipi di interdipendenza (magari a livelli differenti) si puo’ correttamente e ragionevolmente parlare di team. Sennò, stiamo parlando di qualcos’altro.

In altre parole, se l’interdipendenza del destino è “essere sulla stessa barca” e l’interdipendenza del compito “il remare assieme”, possiamo dire che per essere un team non è sufficiente essere sulla stessa barca, né semplicemente remare contemporaneamente. Bisogna essere sulla stessa barca remando insieme in modo coordinato verso il medesimo approdo.

La tabella che segue schematizza le possibili situazioni.

interdipendenza

Interdipendenza del compito e del destino

Nella famiglia, i membri sono legati da un destino comune ma ognuno persegue propri obiettivi individuali, tra i quali non necessariamente esiste correlazione. Nel traffico, la condotta di un automobilista dipende anche dai comportamenti degli altri individui, ma non c’è alcuna comunanza di destino (o destinazione). Nella folla, ciascuno è solo.

Il team è appunto quel “luogo” nel quale “si fa qualcosa assieme ad altri con uno scopo comune”.

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One response to “Continuando a parlare di Team: Interdipendenza del destino o del compito?”

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